Scala delle difficoltà

Indice

Scale di difficoltà su percorsi escursionistici

Con lo scopo di definire meglio le diverse tipologie di sentiero riscontrabili e suggerire al contempo l'interesse prevalente e il grado di difficoltà nella percorrenza, la Commissione Centrale Escursionismo del Club Alpino Italiano ha individuato la seguente classificazione:

Grado

Significato

Descrizione

T

Sentiero turistico

escursionismo alla portata di tutti; itinerario su stradine, mulattiere o larghi sentieri; i percorsi generalmente non sono lunghi, non presentano alcun problema di orientamento e non richiedono un allenamento specifico se non quello tipico della passeggiata. Si sviluppa nelle immediate vicinanze di paesi, località turistiche, vie di comunicazione e riveste particolare interesse per passeggiate facili di tipo culturale o turistico - ricreativo

E

Sentiero escursionistico

escursionismo che si svolge su sentieri od evidenti tracce in terreno di vario genere (pascoli, detriti, pietraie...) e che corrisponde in gran parte a mulattiere realizzate per scopi agro - silvo - pastorali, militari o a sentieri di accesso a rifugi o di collegamento fra valli vicine; sono generalmente segnalati con vernice od ometti; è richiesto un discreto allenamento fisico e capacità di orientamento.

EE

Sentiero per escursionisti esperti

si tratta di itinerari generalmente segnalati ma che implicano una capacità di muoversi agevolmente su terreni impervi e infidi, con tratti attrezzati o rocciosi; è richiesto un buon allenamento, una buona conoscenza della montagna, tecnica di base e un equipaggiamento adeguato. Corrisponde generalmente a un itinerario di traversata nella montagna medio alta e può presentare dei tratti attrezzati.

EEA

Sentiero per escursionisti esperti con attrezzatura

Vengono indicati sentieri attrezzati o vie ferrate che conducono l'escursionista su pareti rocciose o su creste e cenge, preventivamente attrezzate con funi e/o scale senza le quali il procedere costituirebbe una vera e propria arrampicata.; Richiede adeguata preparazione ed attrezzatura quale casco, imbrago e dissipatore.  

EAI

escursionismo in ambiente innevato

itinerari in ambiente innevato che richiedono l’utilizzo di racchette da neve

Scala di difficoltà nell'arrampicata su roccia: la scala Welzenbach o UIAA

Esistono varie scale per valutare la difficoltà dei vari tipi di arrampicata. La classificazione delle difficoltà che si incontrano in un itinerario alpinistico è generalmente riportata nella descrizione della via di salita ed è importante in quanto permette agli alpinisti di scegliere itinerari commisurati alle proprie capacità. La classificazione delle difficoltà alpinistiche è stata codificata per la prima volta dall' alpinista tedesco Willy Welzenbach nel 1925.

La scala di Welzenbach definiva sei gradi di difficoltà crescente dal I (elementare) al VI (limite delle possibilità umane). La scelta di adottare sei gradi pare sia dovuta al fatto che, a quel tempo, in Germania veniva utilizzata una scala di sei valori per la valutazione scolastica. La classificazione, di solito riconoscibile per l'uso dei numeri romani, aveva però il problema di essere una scala "chiusa": così, con il progredire delle tecniche di arrampicata, quello che pareva essere il "limite umano" negli anni Trenta e Quaranta, e quindi classificato VI grado, venne abbondantemente superato da scalate di difficoltà nettamente ed evidentemente superiori negli anni Sessanta e poi Settanta. I gradi Welzenbach, limitati al VI grado, risultavano dunque sempre meno omogenei e non comparabili nel tempo.

Dopo grandi discussioni, essa venne dunque aperta verso l'alto dall'UIAA e, attualmente, il livello superiore della classificazione è l'XI grado (utilizzato per indicare il livello di difficoltà dell'arrampicata libera). A partire dal quinto grado, inoltre, è oggi possibile utilizzare delle gradazioni intermedie aggiungendo il suffisso "superiore (+)" o "inferiore (-)" (es. V grado superiore o V+). Al momento la descrizione qualitativa delle difficoltà non è stata codificata. È da sottolineare che la scala di Welzenbach, oggi conosciuta come scala UIAA, è nata per classificare unicamente le scalate su roccia in montagna. Non risulta dunque adatta a descrivere itinerari su ghiaccio o di arrampicata artificiale o di arrampicata in falesia.

Grado

Descrizione

I

E' la forma più semplice dell'arrampicata: si devono usare frequentemente le mani per mantenere l'equilibrio e richiede una valutazione preventiva della qualità della roccia prima di apporgiarvi il piede

II

Inizia l'arrampicata vera e propria: è necessario spostare un arto per volta con una corretta impostazione dei movimenti. Appigli (per le mani) ed appoggi (per i piedi) sono abbondanti.

III

La struttura rocciosa è più verticale, appigli e appoggi sono più radi ma con una certa possibilità di scelta nei passaggi e nei movimenti.

IV

Appoggi ed appigli cominciano ad essere esigui: è richiesta una certa tecnica nel superare passaggi con strutture rocciose particolari (camini, fessure, spigoli...).

V

L'arrampicata diventa delicata e tecnica (placche ecc.) e richiede anche forza fisica (opposizione di forze con i diversi arti). Il passaggio deve essere esaminato preventivamente.

VI

Richiede una buona preparazione fisica completata da un minimo di tecnica ed esperienza: l'arrampicata può essere molto delicata con combinazione di movimenti ben studiati, o di forza per la presenza di strapiombi.

VII

Appoggi e appigli sono molto distanziati: doti di equilibrio e tecniche di aderenza sono fondamentali unite ad una preparazione specifica che sviluppi molta forza anche nelle dita. 

VIII - XI

Da qui le difficoltà aumentano sino a superare (ormai), il X Grado. A partire da questo grado ci si misura senza dubbio con vie estremamente "pesanti", composte da appigli esigui e non per tutti. È necessaria grande forza e resistenza di braccia oltre che ottima tecnica nei movimenti. L'XI Grado è riservato a poche persone, appigli e appoggi obbligati di una difficoltà estrema. Chi le chiude è sicuramente tra i migliori al mondo!

A confronto le scale maggiormente in uso nei principali Paesi.

La classificazione UIAA, pur essendo uno standard internazionale, è spesso sostituita (per molte attività inerenti all'alpinismo) da altre scale, cosicché in molti Paesi sono oggi utilizzate altre gradazioni. La scala di difficoltà sicuramente più conosciuta in Italia, rispetto all'arrampicata su roccia, è per esempio la cosiddetta "scala francese", in genere riconoscibile per l'utilizzo di numeri arabi, accompagnati da una lettera (a, b, c). Entrata in voga negli anni Ottanta, essa distingue e caratterizza sia i percorsi di roccia di stampo più moderno, in montagna, sia le salite in falesie e in strutture di bassa quota: tutte caratterizzate da protezioni fisse ovvero (quasi) esclusivamente a spit/fix/resinati/ecc.. La scala francese è dunque associabile al concetto e alla pratica della moderna arrampicata sportiva che identifica "la continuità nella difficoltà" mentre la scala UIAA, legata storicamente al mondo dell'arrampicata di stampo alpinistico, identifica la difficoltà del singolo passaggio. Tenendo conto di questa importante differenziazione fra le due scale è possibile una correlazione di massima tra le scale maggiormente in uso nei principali Paesi e riportata nella seguente tabella:

UIAA

Francia

USA

UK

Germania

Australia

I

1

5.2

difficoltà moderata

I

II

2

5.3

difficile

II

11

III

3

5.4

molto difficile

III

12

IV

4

5.5

4a

IV

12 - 13

V-

5a

5.5

4a

V

13

V

5b

5.6

4a – 4b

V – VI

13 - 14

V+

5b - 5c

5.7

4b – 4c

VI

14

VI-

5c

5.8

4c

VIIa

15

VI

6a

5.9

5a

VIIb

15 - 16

VI+

6a+

5.10a

5a

VIIc

16

VII-

6b

5.10b

5b

VIIIa

17

VII

6b+

5.10c

5b – 5c

VIIIb

18

VII+

6c

5.10d

5c

VIIIc

19

VIII-

6c+

5.11a – 5.11b

6a

IXa

20 - 21

VIII

7a

5.11c – 5.11d

6a – 6b

IXb

22 - 23

VIII+

7a+

5.12a

6b

IXc

24

IX-

7b – 7b+

5.12b – 5.12c

6c

Xa

25 - 26

IX

7b+ - 7c

5.12d

6c – 7a

Xb

26 - 27

IX+

7c+

5.13a

7a

Xc

28

X-

8a – 8a+

5.13b – 5.13c

7b

XIa

29 – 30

X

8b

5.13c – 5.13d

7b

XIb

30 - 31

X+

8b – 8b+

5.13d – 5.14a

31 - 32

XI-

8c – 8c+

5.14b – 5.14c

33 - 34

XI

8c+ - 9a

5.14c – 5.14d

Scala di difficoltà nell'arrampicata artificiale: la scala europea.

La valutazione delle difficoltà in arrampicata artificiale si esprime con la lettera A seguita dai numeri da 0 a 5 che esprimono l'aumentare della difficoltà e basata sulla difficoltà e sulla quantità di strumenti artificiali.

Grado

Descrizione

A0

È il grado base dell'arrampicata in artificiale. La progressione avviene prevalentemente in libera, ma chiodi o altre assicurazioni estremamente solide sono utilizzati come appiglio o appoggio; le staffe non sono necessarie. Viene valutato A0 anche tenersi o farsi tenere in trazione sulla corda e compiere pendoli.

A1

Arrampicare richiede poca forza indipendementemente dalla verticalità della parete. Chiodi e altre assicurazioni si collocano con facilità e offrono un'ottima tenuta. È sempre sufficiente l'uso di una staffa per ogni membro di cordata.

A2

Maggiori difficoltà nella salita in artificiale, con tratti lisci o leggermente strapiombanti. Gli ancoraggi si possono collocare con più difficoltà e offrono una tenuta non sempre ottima. Richiede l'impiego di 2 staffe per ogni membro di cordata, una buona tecnica per il loro uso e un buon allenamento fisico.

A3

Salita in artificiale molto difficile e faticosa. È piuttosto difficile e non immediato posizionare le assicurazioni e la loro tenuta è limitata. Crescono le difficoltà tecniche di manovra e spesso si ha a che fare con tetti molto pronunciati. Necessita di almeno 2 staffe per membro di cordata e una buona tecnica per il recupero. Si usano anche gli skyhooks.

A4

Salita caratterizzata in maniera crescente dalla precarietà delle assicurazioni artificiali, non più sufficienti a garantire una buona assicurazione. Largo uso di cliffhanger e skyhooks.

A5

Il rischio di caduta e relativo strappo del materiale in parete è sempre più alto.

Se la via è caratterizzata da tratti superati in libera e altri superati in artificiale, si affiancano le rispettive indicazioni, anteponendo quella riferita ai passaggi più frequenti (es.: A2/VII = A2 più frequente del VII).

La scala UIAA della difficoltà alpinistica di insieme

Sia in arrampicata libera, sia in arrampicata artificiale, la scala numerica (ossia la classificazione della difficoltà da superare) non fa altro che descrivere e riassumere "asetticamente" l'impegno massimo richiesto nei passaggi o nei tratti dell'itinerario di roccia che viene rappresentato. In altre parole, il grado di difficoltà viene strettamente correlato alle capacità tecniche e motorie richieste all'alpinista/arrampicatore per compiere quell'itinerario.

Tale tipo di classificazione, tuttavia, può risultare insufficiente a descrivere percorsi di carattere molto vario o di particolare complessità. Ne sono un esempio le vie di roccia in alta quota o quella di stampo prettamente alpinistico nelle quali si alternano tratti di arrampicata su roccia a tratti di arrampicata su neve o ghiaccio.

Per portare a termine un tale genere di salite, infatti, può non essere sufficiente godere della necessaria tecnica arrampicatoria e "padroneggiare" il grado massimo previsto dalle asperità della roccia. Questo perché, in un percorso di stampo alpinistico, possono incidere sulla difficoltà della salita sia i pericoli oggettivi sia altri fattori legati a lunghezza della via, tipo di chiodatura, possibilità di ritirata, isolamento, difficoltà di avvicinamento e di discesa, pericoli oggettivi, reperibilità della via e altri fattori.

Per fornire un riassunto della difficoltà complessiva di tali salite, ossia per dare una valutazione d'insieme in cui il "grado tecnico" sia solo una delle tante componenti, è stata adottata dall'UIAA la seguente scala di origine francese:

Grado

Significato (FR-IT)

Descrizione

F

(facile - facile)

Nessuna difficoltà particolare su roccia; pendii di neve e ghiaccio fino a 30°

PD

(peu difficile - poco difficile)

Alcune difficoltà alpinistiche su roccia e/o neve; pendii di neve e ghiaccio tra 30° e 40°

AD

(asséz difficile - abbastanza difficile)

Difficoltà alpinistiche sia su roccia che su ghiaccio; pendii di neve e ghiaccio tra 40 e 50°

D

(difficile - difficile)

Difficoltà alpinistiche più sostenute sia su roccia che su ghiaccio; pendii di neve e ghiaccio tra 50° e 70°

TD

(trés difficile - molto difficile)

Difficoltà alpinistiche molto sostenute sia su roccia che su ghiaccio; pareti di ghiaccio tra 70° e 80°

ED

(extremement difficile - estremamente difficile)

Difficoltà alpinistiche estreme sia su roccia che su ghiaccio; pareti di ghiaccio fino a 90°

EX

(exceptionellement difficile - eccezionalmente difficile)

[ABO]

(abominable - abominevole)

[non ufficializzato]

Per le vie di salita su ghiaccio, inoltre, viene utilizzata, per analogia, la stessa classificazione d' insieme prevista gli itinerari su roccia e le pendenze vengono espresse in gradi angolari (per dare idea dell'inclinazione del pendio di ghiaccio).

Nuove scale di difficoltà alpinistiche: la valutazione degli itinerari.

In questi ultimi decenni, alcuni arrampicatori hanno portato in montagna la caratteristica di proteggere nuove vie di roccia utilizzando protezioni fisse come spit o fix, (vedi l'attività di Michel Piola negli anni '80 sul massiccio del Monte Bianco) . Le caratteristiche che definiscono la difficoltà di una via possono quindi essere implementate considerando anche il tipo di protezione adottata, la distanza fra le protezioni  e il grado di proteggibilità ovvero dalla possibilità di integrare le protezioni esistenti e l'affidabilità delle stesse.

La nuova scala , introdotta sulla recente guida "Filippi D., Pareti del Sarca, Edizioni Versante Sud, 2002" si segnala per una precisa ed originale valutazione di ciascuna via, ottenuta usando tre scale per descrivere rispettivamente:

  • la difficoltà tecnica
  • la proteggibilità
  • l'impegno globale

La scala è frutto dell'impegno di un gruppo di lavoro composto da noti alpinisti, apritori di vie lunghe, e particolarmente attivi negli ultimi anni, tra i quali Maurizio Oviglia, Erik Svab, Valerio Folco e Nicola Tondini. Il sistema di valutazione viene qui descritto in dettaglio, attingendo dalla guida indicata.

Difficoltà tecnica

La difficoltà tecnica viene valutata con le usuali scale UIAA e francese, a seconda che si tratti di vie "classiche", o aperte in stile tradizionale, oppure di vie moderne o sportive, protette a spit.

Proteggibilità

La vera novità è l'introduzione di una scala per la proteggibilità distinta tra vie tradizionali ("R") e a spit ("S"). Nel primo caso la scala tiene conto della distanza ed affidabilità degli ancoraggi, nel secondo caso essenzialmente della distanza tra gli spit. Entrambe le scale sono aperte.

R1 Facilmente proteggibile con protezioni sempre solide, sicure e numerose. Limitati tratti obbligatori. Lunghezza potenziale caduta qualche metro e volo senza conseguenze.
R2 Mediamente proteggibile con protezioni sempre solide e sicure ma più rade. Tratti obbligatori tra le protezioni. Lunghezza potenziale caduta qualche metro al massimo e volo senza conseguenze.
R3 Difficilmente proteggibile con protezioni non sempre buone e distanti. Lunghi tratti obbligatori. Lunghezza potenziale caduta fino a 7-8 metri al massimo, e volo con possibile infortunio.
R4 Difficilmente proteggibile con protezioni scarse o inaffidabili e/o distanti che terrebbero solo una piccola caduta. Lunghi tratti obbligatori. Lunghezza potenziale caduta fino a 15 metri con possibilità di fuoriuscita di ancoraggi e volo con probabile infortunio.
R5 Difficilmente proteggibile con protezioni scarse, inaffidabili e distanti che terrebbero solo una piccola caduta. Lunghi tratti obbligatori. Possibilità di lunghe cadute e di fuoriuscita di ancoraggi che può determinare un volo fino a terra con infortunio sicuro.
R6 Improteggibile se non per brevi e insignificanti tratti lontani dai passaggi chiave del tiro. Una eventuale caduta può avere conseguenze anche letali.
S1 Spittatura normale, come quella utilizzata in falesia. Distanza mai superiore ai 3-4 m tra uno spit e l'altro. Lunghezza potenziale caduta qualche metro al massimo e volo senza conseguenze.
S2 Spittatura distanziata e tratti obbligatori tra le protezioni. Lunghezza potenziale caduta una decina di metri al massimo e volo senza conseguenze.
S3 Spittatura distanziata, passaggi quasi sempre obbligatori. Distanza tra gli spit anche superiore ai 5 metri, voli lunghi ma non eccessivamente pericolosi.
S4 Spittatura molto distanziata (oltre i 7 metri), passaggi obbligatori. Una caduta può potenzialmente provocare un infortunio.
S5 Spittatura oltre i 10 metri, passaggi obbligatori e tratti dove una caduta può sicuramente provocare un infortunio (caduta su terrazzi e cengie o al suolo).
S6 Spittatura solo parziale e posizionata lontano dai passaggi chiave, tratti molto lunghi, anche superiori ai 20 m, in cui una caduta può avere conseguenze anche letali.
Impegno globale

Per l'impegno globale viene usata la scala americana in uso per le big wall, espressa in numeri romani da I a VII. Anche questa è una scala aperta.

I Una via corta richiedente poche ore, nei pressi della strada e con comodo avvicinamento, ambiente solare e ritirata comoda.
II Via di diverse lunghezze su una parete superiore ai 200 m, avvicinamento facile anche se può richiedere una discreta marcia, comoda ritirata.
III Via lunga oltre i 300 m, ambiente severo, richiede quasi tutta la giornata per essere superata. Può richiedere un lungo avvicinamento e la ritirata può non essere veloce.
IV Via molto lunga, superiore ai 500 m, su parete severa e distante dal fondovalle. Richiede un'intera giornata per essere superata. La ritirata può essere complicata e non svolgersi sulla linea di salita.
V Via molto lunga stile big wall, richiede normalmente un bivacco in parete. Ritirata difficile, ambiente severo.
VI Big wall che richiede più giorni di permanenza in parete, ambiente di alta montagna, ritirata difficile.
VII Tutte le caratteristiche proprie del grado VI esasperate, come nel caso di big wall himalayane che necessitano di una spedizione per essere superate.

Scala di difficoltà su cascate di ghiaccio: la scala Canadese.

La valutazione della difficoltà si basa sulla scala canadese che, con una doppia numerazione, indica l’impegno globale di una salita (numeri romani) e la difficoltà tecnica della lunghezza più difficile (numeri arabi). Negli ultimi anni, con la ricerca verso l’alta difficoltà, sono state realizzate salite in cui l’arrampicatore, sempre utilizzando picozze e ramponi, raggiunge o collega tratti di ghiaccio, percorrendo sezioni interamente su roccia. E’ stata così introdotta la lettera "M" (seguita da un numero arabo: M7,M8,M9…) ad indicare una difficoltà tecnica su terreno misto. Proprio per la mancanza di ghiaccio in alcune parti, questa attività viene chiamata Dry Tooling e si differenzia a volte enormemente dalla pratica delle salite su ghiaccio L’arrampicata in questi casi si svolge generalmente sfruttando appigli e appoggi con piccozze e ramponi. La “X” invece sta ad indicare la possibilità di crollo della struttura e la R per il ghiaccio sottile.

Impegno globale

Grado

Descrizione

I

scalata breve, in prossimità della strada, con soste attrezzate e discesa facile; nessun impegno particolare

II

una o due lunghezze vicino alla strada, con moderati pericoli oggettivi, discesa in corda doppia o arrampicata facile

III

salita di più lunghezze di corda, non molto lunga; oppure via con un lungo approccio a piedi o con gli sci. Richiede una buona conoscenza dell’ambiente invernale; discesa generalmente in corda doppia.

IV

via lunga e situata in luogo dove necessita esperienza di alpinismo invernale; può essere esposta a pericoli oggettivi. discesa mpegnativa con corde doppie non semplici.

V

lunga scalata su parete di alta montagna, richiede un buon livello alpinistico; esposta alle valanghe e al cambiamento del tempo; discesa difficile ed eventuale ritirata rischiosa e non attrezzata.

VI

lunga via di più tiri su parete di alta montagna, difficilmente ripetibile in giornata; può presentare problemi logistici dovuti a lunghezza, pericoli oggettivi, alta quota e isolamento.

VII

stesse caratteristiche del grado VI ma con ampiezza e continuità delle difficoltà tali da giustificare un grado superiore. 

Difficoltà tecnica

Grado

Descrizione

1

camminata su ghiaccio con i ramponi, pendenza modesta

2

una lunghezza di corda a 60°/70° con ghiaccio di buona qualità; soste e protezioni buone.

3

pendenze a 70°/80° ghiaccio generalmente spesso e solido; brevi tratti ripidi intervallati da zone di riposo; soste e protezioni buone.

4

lunghezza di corda continua, quasi verticale con buone soste, oppure una sezione verticale non molto lunga; generalmente la qualità del ghiaccio è buona e le protezioni soddisfacenti.

5

una lunghezza di corda nettamente più seria; circa mezzo tiro di corda verticale su ghiaccio discreto oppure un tratto di candela con ghiaccio difficile (sottile o a cavolfiori). Protezioni discrete.

6

lunghezza di corda molto sostenuta, senza punti di riposo e completamente verticale; ghiaccio molto difficile con tratti strapiombanti o conformazioni particolari che richiedono un elevato livello tecnico; protezioni difficili e dubbie.

7

lunghezza verticale su ghiaccio sottile o con cattiva coesione; protezioni su ghiaccio quasi inutili; richiede una condizione psicofisica ottimale. 

Scale di difficoltà nello scialpinismo

La scala Blachère

Per la valutazione delle difficoltà presentate dagli itinerari scialpinistici si descrive la tradizionale scala Blachère che viene adottata nella maggior parte delle guide di sci alpinismo; la difficoltà di un itinerario fa riferimento ad una situazione di normalità cioè a buona visibilità e vento debole con condizioni di neve discrete ma non particolarmente favorevoli. Tuttavia, nella giornata scelta per effettuare l'escursione la situazione reale potrebbe presentare delle condizioni peggiori; ad esempio visibilità ridotta oppure forte vento, neve ghiacciata oppure crostosa o pesante o gessosa. Si tenga presente che le difficoltà di discesa sono spesso determinate più dal tipo di neve che dall'inclinazione del pendio. La scala Blachère assegna a ogni itinerario un grado di difficoltà per descrivere complessivamente una serie di parametri quali la lunghezza e il dislivello dell'itinerario, la ripidezza e la continuità dei pendii, la presenza di tratti esposti, eventuali opericoli oggettivi. La scala adotta poi la lettera "A" (alpinista) nel caso in cui siano previste difficoltà di crattere alpinistico, che implicano, oltre all'uso di attrezzatura idonea anche l'eventuale necessità di progredire in cordata, attraversamento di ghiacciai crepaciati, tratti di arrampicata, superamento di pendii ghiacciati, ecc.:

Grado

Significato

Descrizione

MS

per medi sciatori

terreno caratterizzato da pendii aperti di pendenza moderata e dislivelli contenuti

BS

per buoni sciatori

terreno con inclinazione fino a 35°; lunghezza e dislivelli discreti. In taluni punti si richiede una buona tecnica di discesa

OS

per ottimi sciatori

terreno ripido, tratti esposti, passaggi obbligati, lunghezza e dislivello sostenuti; in taluni punti si richiede di curvare ed arrestarsi in breve spazio e nel punto voluto.

MSA

per medi sciatori alpinisti

per raggiungere la cima potrebbe essere necessario proseguire a piedi su percorso di roccia o di misto

BSA

per buoni sciatori alpinisti

l'itinerario presenta, oltre all'impegno sciistico previsto per un BS, anche caratteri alpinistici: percorso di ghiacciaio, di creste, di tratti rocciosi.

OSA

per ottimi sciatori alpinisti

l'itinerario presenta, oltre all'impegno sciistico previsto per un OS, anche caratteri alpinistici: percorso di ghiacciaio, di creste, di tratti rocciosi, crepacce terminali.

E' possibile stabilire una corrispondenza tra i primi tre gradi della scala UIAA e la scala Blachère: F = MS, PD = BS, AD = OS; mentre i tre gradi superiori (D,TD,ED) possono essere messi in relazione con lo sci ripido (oltre i 45°) e lo sci estremo.


Disclaimer

L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un' attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.