La rete sentieristica in Alto Tevere Umbro

di Mauro Severini (Presidente Comunità Montana Alto Tevere Umbro)

La prima idea dell’individuazione organica di una rete sentieristica regionale risale, per l’Umbria, all’anno 1992 con l’approvazione della Legge Regionale n. 9, una delle prime in Italia, che ne definiva le caratteristiche fondamentali, anche di tipo urbanistico, oltre ad altre previsioni e discipline compreso le risorse annuali necessarie alla sua manutenzione. Almeno in Altotevere, in un momento in cui l’economia locale era ancora tutta incentrata sul settore industriale e l’agricoltura significava essenzialmente tabacco, tale rete nacque senza la necessaria consapevolezza delle reali potenzialità e dei risvolti che questa avrebbe potuto avere sull’economia rurale e sul turismo in generale; fu principalmente per questo motivo che l’individuazione dei percorsi fu fatta senza la necessaria conoscenza del territorio che solo il coinvolgimento dell’associazionismo e del CAI in particolare poteva garantire.
D’altra parte, la legge regionale non metteva a disposizione le risorse necessarie alla concreta realizzazione di tale rete e, come poi dimostrato negli anni successivi, nemmeno i mezzi finanziari necessari alla manutenzione annuale sui quali si era impegnata. Il risultato fu che in alcuni territori dell’Umbria, soprattutto laddove insistevano i Parchi ed in aree particolarmente vocate al turismo, si procedeva, comunque, con mezzi più disparati alla creazione di reti di sentieri, mentre gran parte del territorio regionale, Altotevere compreso, segnava il passo.
In verità, alcuni significativi interventi, circoscritti all’area di Pietralunga all’interno dell’area demaniale, furono realizzati, in quegli anni dalla Comunità Montana, ma la prima vera opportunità di un intervento di un certo rilievo arrivò con le risorse finanziarie messe a disposizione dal Patto Territoriale dell’Appennino Centrale dove quattro Comunità Montane (Casentino, Valtiberina Toscana, Alto Tevere Umbro ed Alto Chiascio) decisero di impegnarsi nella realizzazione di un grande progetto di area vasta: il Sentiero Francescano che dalla Verna conduce ad Assisi attraverso i luoghi percorsi da San Francesco. Il progetto è stato completato solo da qualche settimana ma già da quest’anno si è avuto riscontro di un significativo e crescente numero di pellegrini che, percorrendo questo sentiero, hanno attraversato il nostro territorio; merito anche della guida “Di qui passò Francesco” realizzata da Angela Serracchioli, che ha avuto una discreta diffusione e che, sostanzialmente, ricalca il progetto delle comunità montane. A dimostrazione della validità dell’idea originale, gran parte del merito và all’amico Vincenzo Bucci allora presidente di questa Comunità Montana, da alcuni mesi il progetto è stato, di fatto, “sposato” dalla Regione Umbria e dal Sacro Convento di Assisi e del quale hanno proposto anche l’adozione di un logo e proposto la nuova denominazione “Cammino di Francesco” assumendo un impegno programmatico, soprattutto per ciò che riguarda la creazione delle infrastrutture di supporto.
Ma nel 2003 si apre una opportunità dalle grandi aspettative, quando la Regione Umbria decide, forte di un finanziamento ottenuto per le aree terremotate, di attuare un’azione di revisione e riordino complessivo della rete sentieristica regionale. Nei documenti di programmazione regionale si legge:

“L’esigenza è maturata dalla necessità di coordinare le numerose iniziative nel settore che negli ultimi anni sono state a vario titolo attuate da soggetti pubblici, privati ed associazioni al fine di ottenere maggiori ricadute sulle realtà sociali ed economiche delle aree interessate. Scopo primario di tale attività è di individuare una rete sentieristica di interesse regionale, formata da sentieri o, comunque, da itinerari percorribili a piedi o con modalità a basso impatto ambientale, di cui fanno parte innanzitutto i tratti che possono costituire parte di itinerari di interesse nazionale o interregionale (es. sentiero Italia sulla dorsale appenninica, sentiero francescano, sentieri lungo il corso dei principali corsi fluviali, tracciati di ferrovie dimesse, etc.) o che sono in grado di intercettare lungo il loro tracciato la presenza di elementi di interesse e di capacità attrattiva (particolarità ambientali, naturalistiche, paesaggistiche, beni culturali anche ”minori”, aree di produzioni tipiche agro-alimentari o artigianali, etc.). Questa rete dovrà costituire l’armatura principale e portante di tutta la sentieristica nel territorio regionale e offrire il necessario e sicuro riferimento ed aggancio alla rete di livello locale, in modo che ogni iniziativa in questo settore non risulti più isolata – e quindi destinata a non avere lunga durata, né rilevanti ricadute sull’economia delle aree interessate - ma diventi parte di un sistema, organizzato su più livelli”.

Nello stesso anno, a seguito di questa opportunità e con una apposita convenzione, la Comunità Montana stipulava un accordo con la sezione CAI di Città di Castello che prevedeva la verifica completa del vecchio progetto di rete sentieristica, la rilevazione delle necessità di intervento ordinario e straordinario e la proposta di eventuali varianti.
Questo lavoro, portato avanti in questi ultimi anni e con continui aggiustamenti, ha portato alla definizione della rete sentieristica dell’Altotevere, attraverso un attento lavoro di selezione, tra innumerevoli possibilità, di quei percorsi idonei a far parte delle rete sentieristica di interesse regionale e che potessero rappresentare, al meglio, l’insieme delle emergenze storiche, culturali ed ambientali di cui è particolarmente ricco il nostro territorio. L’individuazione di questa rete sentieristica, ben collegata alla rete Umbra e perfettamente integrata con quelle della Toscana e delle Marche, ha saputo tenere conto della mutata realtà socio economica del territorio che ha visto, in anni recenti, la nascita, la crescita e lo sviluppo di importanti realtà economiche legate al turismo verde e che, oggi, rappresentano un elemento di reale possibilità per lo sviluppo dell’economia rurale, e non solo, del comprensorio altotiberino. Questa rete è stata ufficialmente codificata nella carta dei sentieri dell’Alto Tevere Umbro recentemente pubblicata e che rappresenta il punto di riferimento sul quale poi impegnarsi con le eventuali future disponibilità di risorse finanziarie.
Le prime a rendersi disponibili, nel programma comunitario Leader+, sono state esigue ma sufficienti per la Comunità Montana a realizzare, nella primavera scorsa e quasi per intero, il settore di Monte S. Maria Tiberina - Marzana - Monte Favalto, utilizzando segnaletica verticale esclusivamente in legno (palo e tabelle), bella ma sicuramente meno durevole di altri materiali.
Recentemente, la Regione Umbria ci ha finalmente assegnato le risorse promesse (quelle del 2003) e stiamo quindi progettando il completamento di tutti gli altri settori della rete, pensando di utilizzare però le meno costose e più durevoli tabelle in “forex” bianco (già utilizzate per il Sentiero Francescano, a parer mio meno belle ma forse meglio visibili). I lavori relativi saranno realizzati nella primavera 2008 e consentiranno, finalmente, di poter disporre di un vero sistema di sentieri sui quali i turisti ma anche gli altotiberini potranno muoversi in sicurezza e con meno probabilità di perdersi. E’ chiaro che sarà necessaria una prevedibile fase di rodaggio e di aggiustamento per perfezionare la segnaletica laddove non sia stata predisposta in maniera ottimale.
Ed è nella prospettiva di promozione e valorizzazione, anche ai fini turistici, di questa grande risorsa rappresentata dall’ambiente dell’Alta Valle del Tevere nelle sue varie forme, che la Comunità Montana ha pensato e voluto la realizzazione della guida “Camminare in Alta Valle del Tevere” di prossima pubblicazione ed alla stesura della quale ha contribuito, in modo determinante, ancora una volta il Club Alpino Italiano ed in particolare grazie alla preziosa collaborazione di Giuseppe Spapperi. Ventidue itinerari ad anello attraverso le varie zone del comprensorio che porteranno il turista alla scoperta dei luoghi ed ambienti più suggestivi dell’Alto Tevere Umbro e consentiranno anche agli altotiberini di poter disporre di un ulteriore strumento per leggere, sotto una luce diversa, la propria terra.
Insomma, anche se con fatica, qualcosa si stà muovendo. Ora si tratta di continuare su questa strada e soprattutto di mantenere in efficienza la rete di sentieri che stiamo creando; la regione Umbria nel 2006 ha promosso una sorta di partecipazione per una nuova legge sulla sentieristica, ma da mesi non se ne sente più parlare. Perché oltre al problema delle risorse per la manutenzione ordinaria da garantire annualmente (quelle messe a disposizione sono una tantum perché dei fondi per le aree terremotate) rimane l’urgenza della costituzione del catasto regionale dei sentieri, della definizione dello stato di diritto (molti sentieri incidono su proprietà private e quindi oggetto di contenzioso), degli aspetti urbanistici ed di altro ancora. Altre regioni come la Toscana e l’Emilia Romagna, per citarne due a noi vicine, sono già molto avanti, disponendo da tempo anche di un sistema per la consultazione cartografica su internet. E credo che, come hanno già fatto in queste regioni, sia giunto il momento anche per l’Umbria, di riconoscere un ruolo di primo piano al Club Alpino Italiano.



dicembre2007